Colombia: le opportunità del mercato agroindustriale per le imprese italiane

Lo scorso 17 novembre, l’Ufficio AICS di Bogotá ha partecipato al webinar “Colombia: le opportunità del mercato agroindustriale per le imprese italiane” organizzato dalla Camera di Commercio Italiana per la Colombia.

L’incontro, a cui hanno partecipato anche l’Ambasciata d’Italia, l’ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) e l’impresa italiana Poligrow, ha visto la partecipazione di circa 20 imprese italiane produttrici di macchinari agricoli e di Federunacoma, la Federazione Nazionale di Costruttori di Macchine per l’Agricoltura, tutti interessati a conoscere le opportunità che il Sistema Italia mette a disposizione per consolidare l’export italiano in Colombia.

L’evento è stata l’occasione per presentare al pubblico il lavoro di AICS nel paese, specialmente nel settore delle alleanze pubblico-private, presentando il modello produttivo proposto attraverso l’iniziativa “Agrocadenas: alleanze pubblico-private per il consolidamento della pace mediante il rafforzamento della commercializzazione ed i servizi primari a favore del settore agricolo colombiano”.

Riunione tra l’Ambasciata d’Italia a Bogotá, AICS e UNHCR

Si è tenuta oggi la riunione tra l’Ambasciata d’Italia a Bogotá, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) per parlare della situazione dei migranti venezuelani presenti in Colombia e della risposta dell’UNHCR supportata dalla Cooperazione italiana attraverso un contributo di 1 milione di euro.

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L’iniziativa mira a fornire servizi sanitari di emergenza e opportunità di integrazione socio-economica per i migranti e rifugiati venezuelani, i rimpatriati colombiani e le comunità di accoglienza nelle zone di frontiera con il Venezuela. Alla riunione erano presenti il Consigliere dell’Ambasciata d’Italia, Cesare Bieller, il Rappresentante UNHCR per la Colombia, Jozef Merkx, e il Responsabile dell’Ufficio AICS di Bogotá, Luca De Paoli.

Premio nazionale di Donne Trasformatrici della Colombia rurale

Il programma DRET II ha sostenuto l’esperienza di scambio di conoscenze nell’ambito del premio per la “Donna trasformatrice della Colombia rurale” organizzato dall’Agenzia nazionale del territorio (ANT) nel luglio 2022.

Il team di assistenza tecnica del Programma ha accompagnato le vincitrici, Sandra Milena Campo e Mayerly Sánchez, in un viaggio attraverso otto comuni di Boyacá, dove hanno avuto l’opportunità di scambiare conoscenze ed esperienze con altre donne rurali. Per quattro giorni le vincitrici del premio hanno visitato parchi ecologici e lagune, le coltivazioni autoctone di patate e caffè, nonché imprese artigiane e di apicoltura. Hanno inoltre avuto l’opportunità di partecipare a spazi di dialogo e scambio di conoscenze con le organizzazioni di contadine che giorno dopo giorno contribuiscono allo sviluppo delle campagne con pratiche rispettose dell’ambiente.

Per Sandra Milena, vincitrice nella categoria “Donna conservatrice del territorio”, questo scambio è stato la parte migliore del premio: “Questo è il miglior regalo che abbiamo ricevuto nell’ambito del premio. Grazie a questa esperienza mi sono arricchita di nuove conoscenze proprie di una cultura che ho appena iniziato a conoscere, piena di persone meravigliose e con storie che mi incoraggiano a continuare. Alle donne contadine del resto del Paese vorrei dire che tutto nella vita è possibile. Alle tessitrici dico che continuino a tessere futuro, famiglia, territorio e cultura”.

Per la storia completa di Sandra, clicca qui e guarda la sua intervista qui.

Come avanza l’esecuzione del Capitolo Etnico degli Accordi di Pace in Colombia?

Al termine di un lungo processo di richiesta da parte delle comunità etniche di far sentire la propria voce e valere i propri diritti nell’ambito della costruzione della pace in Colombia, le organizzazioni indigene e afro-colombiane – rappresentate dalla Commissione Etnica per la Pace e la Difesa dei Diritti Territoriali – hanno potuto partecipare ai tavoli di negoziazione di pace a L’Avana per negoziare l’ultimo punto dell’Accordo Finale per una Pace Stabile e Durevole.

In quell’occasione, è stata quindi accordata l’integrazione dell’approccio etnico e la creazione giuridica dell’Istanza Speciale di Alto Livello con le Popolazioni Etniche (IEANPE), istituita per garantire l’attuazione del capitolo etnico, ed elaborato il percorso di monitoraggio al Piano Quadro di Esecuzione che comprende 37 obiettivi e 98 indicatori sul tema etnico.

Tuttavia, sinora non è stato registrato un avanzamento significativo nell’esecuzione del capitolo etnico e, al contrario, si nota regressività nei diritti delle comunità etniche e afro-colombiane, specialmente nei municipi PDET (Programmi di Sviluppo con Approccio Territoriale), dove il 51% di questi territori sono abitati da indigeni e l’81% da comunità afro-colombiane, secondo la Comunità Akubadaura – organizzazione che esegue il monitoraggio della realizzazione del capitolo etnico degli Accordi di Pace.

Dalla firma dell’Accordo nel 2016, circa 200 indigeni sono stati assassinati. In data 5 giugno 2020 si registravano 706 casi di contagio di COVID19, dei quali 25 sono deceduti per mancanza di assistenza opportuna e di consegna di elementi di bio-sicurezza, secondo quanto riportato da organizzazioni indigene. Dati del Governo colombiano mostrano che la “povertà multidimensionale delle popolazioni indigene è 2,5 volte più alta del totale nazionale e quella delle popolazioni e comunità afro-discendenti 1,5 volte più alta. Per entrambe le popolazioni gli svantaggi maggiori si registrano in materia di educazione, salute e accesso a servizi di prima infanzia, alloggi, acquedotti e rete fognaria”, secondo il Rapporto sulla Giustizia Redistributiva e i Popoli Etnici della Comunità di Giuristi Akubadaura.

Nello stesso documento si segnala che tra il 2010 e il 2019 “il Governo nazionale ha sottoscritto 1.582 accordi con le popolazioni indigene nell’ambito del Tavolo Permanente di Concertazione, molti dei quali fanno parte di politiche pubbliche che hanno una percentuale di esecuzione in media del 3,9%, evidenziando un’inosservanza sistematica di alcuni degli accordi promossi dall’Esecutivo stesso.

La Comunità Akubadaura ha identificato difficoltà e proposte per l’attuazione del Capitolo Etnico degli Accordi di Pace in 3 aree principali: partecipazione orizzontale ed effettiva nell’esecuzione degli accordi, per ovviare alla mancanza di consultazione con la popolazione indigena nella formulazione di progetti di legge e politiche pubbliche; un budget con approccio etnico per la pace, considerando la riduzione del 17% delle risorse destinate alla dotazione di terre sofferta dalle popolazioni indigene tra il 2015 e il 2018 e le risorse limitate (0,05%) del Budget Generale della Nazione con approccio differenziale; e la promozione di una politica di non stigmatizzazione e sicurezza per i leader indigeni e afro-discendenti e le loro comunità, per combattere gli omicidi di leader che conducono processi di difesa e protezione territoriale e dei promotori della sostituzione delle coltivazioni illecite.

Per maggiori informazioni consulta il report della Comunità Akubadaura: http://akubadaura.org/colombia-nacion-multietnica-y-pluricultural-que-ignora-el-enfoque-etnico/

Lancio del progetto “Mapiripán, territorio di pace e sviluppo sostenibile”

Lo scorso 14 agosto si è svolto l’evento virtuale di lancio del progetto “Mapiripán, territorio di pace e sviluppo sostenibile” finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) per un importo di 2.4 milioni di euro (8.846 milioni di pesos colombiani), eseguito dall’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) in coordinamento con l’Agenzia per il Rinnovamento del Territorio colombiana (ART). Il progetto mira alla riattivazione economica e l’integrazione sociale del Municipio PDET di Mapiripán (Meta), beneficiando direttamente 1.500 persone – con un impatto indiretto su tutta la regione – tra cui membri delle comunità indigene Sikuani e Jiw, vittime ed ex-combattenti delle FARC, attraverso l’avvio di sistemi di produzione sostenibili, generando reddito per le famiglie contadine.

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All’evento hanno partecipato il Consigliere Presidenziale per la Stabilizzazione e il Consolidamento, Emilio Archila; il Direttore della ART, Juan Carlos Zambrano; l’Ambasciatore d’Italia in Colombia, Gherardo Amaduzzi; l’Ambasciatrice della Colombia in Italia, Gloria Isabel Ramírez; il Rappresentante FAO Colombia, Alan Jorge Bojanic; il Direttore Poligrow, Carlo Vigna; il Segretario del Ministero dell’Agricoltura del Meta, Julio Romero; e la Sindaca incaricata di Mapiripán, María Consuelo Morano.

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L’Ambasciatore Gherardo Amaduzzi ha risaltato la grande opportunità offerta al paese di coniugare riconciliazione e sviluppo rurale in uno dei municipi più colpiti dalla violenza, attraverso un progetto che potrà rappresentare un modello replicabile di intervento territoriale articolato ed integrato, in cui il settore privato, quello pubblico e la società civile potranno ridisegnare un modello produttivo di sviluppo più partecipativo e sostenibile.

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Anticipazione, pianificazione e articolazione: basi per superare un disastro

Nel 2013 almeno 4.000 famiglie dei dipartimenti di Tarija, Chuquisaca e Potosí sono state colpite dagli straripamenti del fiume San Juan del Oro, secondo un rapporto del Viceministero della difesa civile (VIDECI). Come ogni evento improvviso, ci sono state delle limitazioni al momento di dare una risposta ai comuni interessati.

Quando si parla di limitazioni, esistono vari fattori tra cui spiccano: la pianificazione del territorio di fronte agli eventi avversi, la struttura, le attrezzature e il personale addestrato per affrontarli, oltre a leggi o normative per la preparazione o la risposta, nonché la preparazione e la sensibilizzazione degli abitanti delle frazioni, spiega Víctor Hugo Vedia, direttore dell’Unità di gestione dei rischi del comune di Tupiza (Potosí).

Non essere preparati a un disastro è tremendo, perché quando ti colpisce ti vien voglia di andartene, nelle settimane successive non hai da mangiare, è un colpo tremendo, nel 2013 mi è toccato viverlo, il fiume è cresciuto e tutte le piante sono state sepolte dalla sabbia, e nel 2017 c’è stata una seconda alluvione”, racconta Ricardo Ovando, produttore di ortaggi della comunità di Ichupampa, comune di Tupiza.

Quest’anno (2020) il comune di Cotagaita (Potosí) è stato sorpreso da un’alluvione che, secondo il rapporto del sindaco, Macario Navarro, ha distrutto 150 case lasciando 700 persone senza tetto. Per la risposta si sono mobilitati il governatorato, i vigili del fuoco, la polizia e l’esercito.

Tuttavia, abbiamo ricevuto l’impatto dell’alluvione più organizzati, il nostro comune ha risposto meglio rispetto agli anni precedenti, avevamo già un’Unità di gestione del rischio costituita e il Comitato operativo di emergenza (COE) attivato, spiega Franz Tito, funzionario tecnico agropecuario del municipio di Cotagaita.

Affrontare il rischio implica conoscerlo, per questo abbiamo lavorato con otto comuni, abbiamo elaborato le loro mappe dei rischi e i piani di contingenza delle loro frazioni (destinati alla preparazione di fronte a un disastro a cui il comune ha dato la priorità), oltre alle loro leggi locali in materia di gestione dei rischi. A ciò si aggiunge il lavoro di interconnessione tra i comuni, nell’ambito di una strategia di monitoraggio graduale, il che significa che ogni comune informa l’altro, per esempio, sul volume d’acqua piovana che cade nella parte superiore del bacino idrico, in modo che quelli che si trovano nella parte inferiore prendano le loro precauzioni”, spiega Edwin Alí, funzionario tecnico della FAO-Bolivia in gestione dei rischi nel bacino del fiume San Juan del Oro.

Questo lavoro è stato integrato con una strategia agricola. “Il principio che i comuni hanno applicato è quello di garantire la sicurezza alimentare, per questo il lavoro svolto è stato quello di utilizzare specie a ciclo breve, in modo che le frazioni prima della prima pioggia si garantiscano un raccolto e non siano vulnerabili al rischio di alluvioni nelle stagioni delle piogge”, commenta Mario Martínez, sindaco del comune di Tupiza.

D’altra parte i comuni hanno lavorato ai sistemi di allerta precoce, ciò è essenziale perché ci prepara in anticipo ad un possibile disastro. Abbiamo ripristinato otto stazioni meteorologiche e addestrato abitanti delle frazioni ad interpretare i dati e allo stesso tempo ad informarci. In altre frazioni con cui non abbiamo comunicazione abbiamo implementato allarmi luminosi, questo funziona con un sistema di lanterne che emettono luci di colore rosso, giallo e verde. Quando è verde è normale, in giallo è attenta ai cambiamenti e quando è rosso la frazione applica varie strategie, come spargere fumi nei campi per far aumentare la temperatura o accendere riscaldamenti”, commenta Oscar Peca, direttore dell’Unità di gestione dei rischi e allerta precoce del comune di Vitichi (Potosí).

La tecnologia e la comunicazione svolgono un ruolo preponderante affinché questo coordinamento funzioni e per questi comuni l’applicazione WhatsApp smette di avere solo un ruolo sociale e assume un ruolo preventivo, perché 15 comuni comunicano e si informano sulle condizioni meteorologiche.

Il nostro sindacato agrario ha eletto un giovane, perché gestisce meglio la tecnologia e gli è stato insegnato a comprendere le informazioni trasmesse dai funzionari tecnici in gestione dei rischi. A metà aprile, grazie alle allerte del comune di Tupiza, siamo stati in grado di salvare le nostre cipolle già raccolte e ad evacuare parte del bestiame”, racconta Marvel Gonzàles, segretario generale della frazione di Santa Rosa (comune di Las Carreras, Chuquisaca).

Un’altra delle soluzioni identificate per affrontare questi eventi avversi sono strumenti semplici e redditizi per i produttori, in questo senso “la piantagione di fichi d’India è un’alternativa semplice e altamente redditizia, che può aiutare a integrare l’economia delle frazioni, perché la sua coltivazione è semplice e resiste ai climi estremi”, spiega Willy Blanco, assessore allo sviluppo produttivo del comune di Cotagaita.

Un’altra strategia, applicata dal programma di assistenza tecnica del VIDECI e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) con il finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione Internazionale, per coprire il vasto territorio dei comuni è la formazione dei promotori, per “imparare facendo” le strategie di rischio e agricole e in questo modo, in coordinamento con i governi autonomi municipali, poter lavorare insieme di fronte a un evento avverso.

La solidarietà è un elemento essenziale per il funzionamento del modello. Un esempio è che, durante il disastro verificatosi a Cotagaita, i comuni di Vitichi e Tupiza hanno aiutato con macchinari, un motolivellatore e un camion, per appoggiare la popolazione di fronte a quest’emergenza.

Tuttavia, tutto ciò che i comuni imparano e applicano trascende e di fronte all’emergenza sanitaria del Covid-19 cinque dei municipi, che avevano appena superato la stagione delle piogge, hanno messo al servizio della popolazione il proprio Comitato municipale per la riduzione del rischio e l’assistenza nei disastri (COMURADE) e il proprio Comitato operativo di emergenza (COE), come stabilito dalla legge nazionale di gestione del rischio (Legge 602 del 2014), solo che stavolta a sostegno della salute della popolazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AUTORE: Alfredo Eguino

AICS partecipa al Tavolo di Genere della Cooperazione Internazionale (MGCI) in Colombia

Lo scorso 6 febbraio 2020, il personale AICS di Bogotá ha partecipato alla prima riunione del 2020 della Mesa de Género de la cooperación internacional (MGCI), presieduta dall’Unione Europea e promossa da ONU Mujeres. All’evento erano presenti Matilde Ceravolo, Vice-direttrice di Cooperazione della Delegazione dell’Unione Europea, Diana Espinosa, Ufficiale di Programma di ONU Mujeres, Mauricio Carabalí, del Consiglio Presidenziale per la Parità della Donna, e APC (Agencia Presidencial de Cooperación Internacional de Colombia).

Carabalí ha presentato il nuovo Consiglio Presidenziale per la Parità della Donna (CEPM), organo creato con il Decreto 1784 del 4 ottobre 2019 con il fine di formulare politiche pubbliche mirate all’uguaglianza di genere e all’empowerment delle donne.  Il Consiglio ha elaborato una fitta agenda di genere che include la creazione di segreterie/uffici per le donne a livello territoriale, la creazione e promozione delle “Casas de Mujeres Empoderadas” in ogni dipartimento del paese, l’inclusione di un capitolo di genere nei piani dipartimentali, la creazione di due fondi, uno riguardante la formazione e l’altro per l’imprenditorialità femminile, e altre iniziative per favorire l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro e l’assistenza a donne vulnerabili e vittime di violenza.

Infine, è stato discusso il Piano di Lavoro 2020 della MGCI, che riguarderà 4 punti principali:

  • Rafforzamento istituzionale con approccio territoriale per l’uguaglianza di genere;
  • Cooperazione per la formulazione dell’Agenda de Mujeres Seguras y Construcción de Paz;
  • Armonizzazione della cooperazione internazionale per contribuire all’uguaglianza di genere;
  • Coordinamento e articolazione per la diffusione di messaggi, attraverso le reti sociali, che aumentino l’interesse pubblico nei confronti dell’agenda.

Nell’ambito del terzo punto del Piano di Lavoro 2020, inoltre, è stato sottolineato l’invito ad incorporare nuovi soggetti, l’Italia e la Banca Mondiale, come membri attivi al tavolo di lavoro.

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Il Centro di Salute Globale della Regione Toscana partecipa a un importante evento sulla Telemedicina in Perù

Nell’ambito del progetto “Salute e Telemedicina sulle Ande della regione Apurimac-Perù”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, la ONG italiana Apurimac Onlus, in qualità di ente esecutore, ha ricevuto in missione sulle Ande il partner italiano Centro di Salute Globale (CSG), struttura della Regione Toscana adibita al coordinamento e all’assistenza di iniziative di cooperazione sanitaria internazionale.

L’assistenza tecnica offerta dal CSG, ha rappresentato un importante momento di analisi di medio termine sui principali risultati ottenuti all’interno dell’iniziativa, grazie all’attivazione di due punti di telemedicina negli ospedali regionali di Abancay e di Tambobamba, nel Dipartimento di Apurimac, in Perù.

Il 27 novembre 2019 il Dott. Óscar Alfredo Broggi Angulo, Viceministro di “Prestaciones y Aseguramiento en Salud”, ha ricevuto gli specialisti in salute pubblica e cooperazione sanitaria del CSG, Dott.ssa Maria José Caldés e Dott. Luca Scali. L’incontro ha messo in evidenza le efficaci azioni di cooperazione sanitaria che Apurimac Onlus e il CSG stanno conducendo all’interno di questo progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana.

Il 28 novembre gli specialisti italiani e il coordinatore di progetto, Dott. Michele Mattioli, sono stati invitati a partecipare, in qualità di relatori, all’evento “1er Encuentro Internacional de Telesalud en el Perú”; questo è stato un importante momento di confronto e di rafforzamento per l’utilizzo della telemedicina in Perù. Lo studio d’impatto e le buone pratiche identificate all’interno dell’esperienza progettuale sono stati condivisi con le 24 Direzioni Regionali di Salute del Paese come un valido strumento di gestione per il miglioramento della salute delle popolazioni rurali che difficilmente possono accedere alle strutture sanitarie presenti nelle grandi città.

Gli specialisti del CSG hanno infine visitato la regione Apurimac, realizzando incontri con tutti i soci del progetto, la cui finalità è stata quella di fare il punto della situazione e del lavoro svolto, identificando i nuovi e reali bisogni della popolazione e dei servizi socio-sanitari, garantendo il proprio impegno nel consolidamento del processo trasformativo innescato.

AUTORE: Alfredo Eguino 

 

Una nuova opportunità per i giovani operatori turistici del Qhapaq Ñan

La Paz, Bolivia. Sono le otto di una fredda mattina invernale. Partiamo da Piazza di Spagna, direzione Lago Titacaca, il nostro obiettivo è visitare i progetti finanziati dalla Cooperazione Italiana nel settore turismo, alcuni dei quali si realizzano nelle aree contigue al sentiero inca del Qhapaq Ñan. Tra questi “INCAmmino”, progetto implementato dalla ONG italiana Istituto Cooperazione Economia Internazionale (ICEI) e l’iniziativa “Qhapaq Ñan – II Fase”, gestito dal Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP). Ci accompagna Daniel Carvallo, coordinatore generale per la Bolivia, Ecuador e Perù del progetto di UNDP, il quale, durante il viaggio, ci racconta i passaggi più importanti della prima fase del citato intervento.

Sono le 11 quando arriviamo a Santiago de Okola, paesino situato sulla sponda boliviana del Lago Titicaca, a 4mila metri sopra il livello del mare. Nella piazza del paese ci aspetta Luciano Lucchesi, coordinatore del progetto “INCAmino” di ICEI. Scendiamo dalla macchina. L’aria è frizzante, il sole è fortissimo, brucia la pelle, tipico dell’altipiano. Questa comunità sperduta del lago è il punto strategico per articolare le attività dei due progetti finanziati dalla Cooperazione Italiana e volti alla promozione del turismo comunitario e sostenibile del Qhapac Ñan, sentiero inca che percorre il Sudamerica dalla Colombia al Cile.

Dalla piazza ci spostiamo verso la scuola del paese, dove Luciano si sta occupando della formazione dei giovani operatori turistici locali, una delle principali attività del progetto. Questo intervento prevede, infatti, tre componenti: la tutela del patrimonio, la creazione di sinergie tra i vari comuni per lo sviluppo di un piano turistico e, infine, la promozione turistica, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie digitali dell’informazione e comunicazione (TIC).

È proprio sulle attività formative che si concentra il lavoro di ICEI in questo periodo. Nell’atrio della scuola, giovani operatori turistici provenienti da zone più disparate della Bolivia si sono riuniti per prendere parte al corso per giovani guide. Il corso è concepito per migliorare le loro capacità e conoscenze tecniche come professionisti del settore.

Approfittiamo dunque per fare qualche domanda e raccogliere delle testimonianze:

Maruja è la Presidente dell’Organizzazione del Turismo Comunitario di Santiago di Okola, nata nel 2006 dall’associazione di 6 famiglie e attualmente composta da 12 famiglie. “Santiago di Okola dista circa 2 ore e mezza dalla città di La Paz. Tradizionalmente questa comunità si è dedicata alla pesca e all’agricoltura, anche se negli ultimi anni il turismo internazionale sta prendendo piede. I turisti arrivano soprattutto da Stati Uniti, Francia, Germania e Giappone e sono attratti da questi luoghi favolosi e dallo stile di vita della comunità, così diverso dal loro. Nel paese, non esiste un hotel e i turisti sono accolti dalle famiglie all’interno delle loro case. Ad oggi, però, mancano ancora alcuni strumenti importanti per sfruttare a pieno il potenziale turistico del posto. La comunicazione e la tecnologia, ad esempio, sono importanti per poter contattare direttamente i turisti. Al momento ci appoggiamo alle agenzie di viaggio, anche se ci piacerebbe imparare a gestire le comunicazioni con i turisti in prima persona”.

Ramiro, invece, viene dall’impresa Qala Uta, fondata nel 2008 e composta da 25 famiglie. “Per alcune società turistiche il lavoro è più facile perché si trovano vicino alle città. Nel nostro caso, abbiamo cercato di sfruttare la tradizione Aymara per attrarre l’attenzione dei turisti. Come comunità, siamo uniti dalla cosmovisione indigena fatta di animali e natura, per noi tutto possiede vita. I benefici ottenuti con il turismo si distribuiscono tra tutta la comunità, sia tra coloro che partecipano al circuito turistico, come tra coloro che non vi partecipano affatto. Vi siamo riconoscenti per questa opportunità e per condividere con noi le vostre conoscenze”.

Amalia fa parte di Tomarapi, associazione che da oltre 16 anni lavora nel circuito turistico del lago e conta oggi con 25 soci. Amalia è molto felice di poter partecipare a questo Progetto, ci dice che gli spazi di formazione sono un ottimo strumento per la sua crescita professionale. “Il progetto ci aiuta molto. Posso imparare a guidare i turisti e in futuro potrò formare a mia volta altre guide all’interno della mia comunità”.

Jesus fa parte dell’impresa Mi casa es tu casa della regione tropicale dello Yungas, vicino alla città di La Paz. E’ la prima volta che la cooperazione internazionale ci fornisce della formazione su questi temi, un metodo empirico che ci permette di imparare un mestiere.”

Onofre invece fa parte della Comunidad San Antonio de Lipez nel Dipartimento di Potosí, a 700 km da qui. “Tra le varie attrazioni turistiche, offriamo la possibilità di visitare le miniere coloniali. L’affluenza di turisti da Cile e Argentina è forte. Questi corsi ci permettono di sviluppare ulteriormente i rapporti con i turisti che arrivano da questi paesi”.

Anche Ronald viene da Potosí. L´associazione per cui lavora offre ai turisti visite guidate per conoscere le pitture rupestri Inca. “Il corso ci aiuta con la formazione su aspetti importanti come norme e regole per formare le guide locali del turismo comunitario”.

Parliamo infine con Boris, guida turistica e fotografo della comunità di Luribay, che è venuto per tenere un piccolo corso di fotografia per i giovani operatori turistici che partecipano al progetto. “Da noi, il turismo ha ancora grossi limiti, mancano le infrastrutture e il fatto che il governo imponga il visto turistico a chi viene da Stati Uniti e Israele, è un grosso problema; senza contare che le tasse sono piuttosto alte. Per quanto la cooperazione internazionale sia di molto aiuto, il governo dovrebbe dimostrarsi più flessibile e vicino alla gente”.

È stata molto gradita la nostra visita a Santiago di Okola, e la nostra partecipazione al workshop organizzato da ICEI è vista come un coinvolgimento e un’attenzione che raramente gli abitanti di questi luoghi sono abituati a ricevere da parte delle istituzioni. Anche per questo siamo cordialmente invitati a pranzo da Doña Maruja che ci offre un delizioso Apthapi, tradizionale pic-nic, esclusivamente a base di prodotti locali.

Dopo il pranzo, la nostra visita continua verso casa di Doña Victoria, una casa tipica dove vengono alloggiati i turisti. Doña Maruja e Daniel ci spiegano che, per sviluppare il turismo comunitario, è necessario standardizzare le strutture ricettive e migliorarle, in modo tale da creare uno standard minimo di qualità. Per questo motivo, bisognerà investire anche sugli impianti elettrici, sanitari e migliorare la qualità di letti e servizi, in modo da far sentire a proprio agio turista e visitatori.

 

AUTORE: Alfredo Eguino